Carlos Castaneda

pensiero castanediano

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Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda (Peru, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998), è stato uno scrittore sudamericano naturalizzato statunitense nel 1957.


Sommario

Biografia

I registri per l’immigrazione relativamente a Carlos Cesar Arana Castaneda indicano che egli nacque il 25 dicembre 1925 a Cajamarca in Perú (1). I medesimi registri mostrano che il cognome gli fu dato da sua madre Susana Castañeda Navoa. Il cognome appare con la ñ in molte dizionari spagnoli, anche se i suoi più famosi lavori riportano una versione anglofona.

Castaneda si trasferì negli Stati Uniti nei primi anni 50 acquisendone al cittadinanza nel 1957. Nel 1960 si sposò con Margaret Runyan a Tijuana in Messico. Vissero assieme per solo sei mesi, ma il divorzio fu formalizzato solo nel 1973. Castaneda studiò all’Università della California a Los Angeles conseguendo la laurea in arte nel 1962 e il dottorato in filosofia nel 1973 (2).

Con il suo primo libro Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza del 1968 Castaneda iniziò la sua carriera di scrittore con il proposito di descrivere il suo percorso di iniziazione allo Sciamanesimo mesoamericano. I suoi 12 libri hanno venduto più di 8 milioni di copie in 17 lingue.

Coloro che credono in Castaneda affermano tali libri sono veri o
quanto meno sono apprezzabili lavori filosofici e descrittivi di
pratiche idonee a sviluppare la consapevolezza. Gli accademici e la
critica dal canto loro affermano che i libri sono meri romanzi, pieni
di contraddizioni e discrepanze con le conoscenze antropologiche attuali e prive di alcun elemento di prova.

Nel marzo del 1973 Castaneda fu oggetto dell’articolo di copertina del Time. (3) L’articolo lo descriva come “an enigma wrapped in a mystery wrapped in a tortilla“. Da quella data e fino al 1990 Castaneda scomparì dalla ribalta pubblica.

Nel 1974
il suo quarto libro fu pubblicato. Il libro segnala la fine del suo
apprendisto con don Juan. Nonostante la fredda accoglienza da parte dei
letterati e degli antropologi, Castaneda continuò a essere popolare.
Dei dodici libri scritti, due furono pubblicati postumi.

Nel 1990 Castaneda ricomparse nuovamente in pubblico per promuovere Tensegrity, una serie di movimenti (chiamati passi magici) che egli affermava discendere dagli sciamani toltechi. Il 16 giugno 1995 fu creata la Cleargreen Incorporated un fondazione for profit con lo scopo di sponsorizzare e organizzare seminari e workshop sulla Tensegrity
oltre che costituire la casa editoriale dei relativi articoli. La
Cleargreen pubblicò tre video dei passi Tensegrity quando Castaneda era
ancora in vita. Castaneda non apparse in tali video.

Castaneda muore il 27 aprile 1998 a Los Angeles a causa delle complicazioni derivanti da un cancro.(4)
Non ci furono funerali pubblici, il corpo fu cremato e le ceneri
inviate in Messico. Solo due mesi dopo apparve un necrologio sul Los Angeles Times.(5)


La carriera di scrittore

Nei suoi libri, Castaneda descrive in prima persona quello che egli
afferma essere la propria esperienza sotto la guida dello shamano Yaqui chiamato don Juan Matus incontrato nel 1960. Castaneda scrive che egli fu individuato da don Juan Matus come in possesso della configurazione energetica del “nagual“.
Egli inoltre usò il termine naqual per descrivere quella parte della
percezione che appartiene alla sfera del “non conosciuto” e ancora non
conoscibile dall’uomo, così sottointendendo che don Juan Matus fosse
l’elemento di connessione con il “non conosciuto” (a cui spesso
Castaneda fa riferimento come “realtà non ordinaria

I suoi primi tre libri Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan,
furono scritti mentre Castaneda era ancora uno studente all’università.
Castaneda scrisse questi libri come se fossero il diario delle sue
ricerche descrivendo l’apprendistato con uno sciamano tradizionale. Fu
inizialmente acclamato per il lavoro descritto in questi libri, prima
che iniziasse contro di lui una critica più accesa. (6)

Nei primi due libri Castaneda, descrive come la Via Yaqui per la conoscenza richieda l’uso di potenti piante indigene, come il Peyote e la Datura. Nel suo terzo libro, Viaggio ad Ixtlan,
ribalta pero la sua enfasi sul potere delle piante. Egli afferma che
Don Juan le ha usate su di lui per dimostrare che le esperienze fuori
dalla vita conosciuta e ordinaria, sono reali e tangibili, ma non
sarebbero state necessarie se la sua mente fosse stata piu fluida.

In seguito negò ogni utilizzo di droghe per i propri
propositi. Affermò nei successivi libri che queste possono
inalterabilmente danneggiare la sfera luminosa di emanazioni del corpo
energetico, così come il corpo fisico.

In Viaggio ad Ixtlan, il terzo libro della serie, fa notare:

La mia percezione del mondo attraverso l’effetto di questi
psicotropi è stata così bizzarra ed impressionante che io fui costretto
ad assumere che questi stati erano la sola via di comunicazione e
apprendimento di ciò che don Juan stava cercando di insegnarmi. Questo
assunto era erroneo.

Il suo quarto libro, L’isola del Tonal, termina con Castaneda sul punto di saltare da un picco in un abisso, segnando così il suo passaggio da discepolo
a uomo di conoscenza in quanto, invece di “morire” come avrebbe dovuto
“sfracellandosi” sulle roccie, riesce a suo avviso “in qualche modo” a
sopravvivere, appunto però “trasformato”. Anche se non arriva mai a
spiegare di più.

La mitica figura di don Juan

Castaneda ha acquisito fama per i suoi libri sulle vicende dello stregone Don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani.

Secondo quanto asserito da Castaneda stesso, nel 1960, allora giovane studente all’Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui,
Don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato alla stregoneria antica
messicana, per usare i termini esatti del suo libro, portandolo a
scoprire asserisce l’autore, nuovi mondi e stati di coscienza alterati
ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene per farlo (come il cactus Peyote da cui si estrae la Mescalina),
per abbattere le sue convinzioni; ma asserendo poi in successivi libri,
che ciò non sarebbe stato affatto necessario se egli fosse stato un
poco piu “essere fluido“.

Proseguendo il racconto, alla partenza di Don Juan per il suo
“ultimo volo” (una specie di “morte alternativa” a quella comune), lo
sciamano Carlos, in qualità di nuovo nagual
(cioè “lider”, capo) designato da Don Juan, avrebbe proseguito e
guidato un altro gruppo di allievi, anch’essi preparati, il cammino
verso la liberazione totale dell’essere, per partire infine anche loro,
come il proprio maestro, per il “viaggio definitivo attraverso
l’ignoto”.

Gli sciamani o “stregoni” che lo istruiscono, indicherebbero
l'”ultimo volo” come un ‘”processo volontario di attivazione interiore
del fuoco dal profondo insito in ogni essere, capace di condurre ad una specie di “autocombustione“, o volatilizzazione istantanea del corpo, nel quale però lo spirito, la propria coscienza, sarebbero in grado di sopravvivere.

Pensiero

I suoi libri presentano molte lacune e incoerenze, troppe per poter
definire questo pensiero univoco o fornire delle basi serie per un
“cammino” come invece vorrebbero i suoi discepoli.

Per altri, tuttavia, i nove lavori più famosi di Castaneda
sarebbero organizzabili in tre gruppi di tre, di cui ognuno
corrisponderebbe ad una particolare conoscenza Tolteca.

Sono però solo supposizioni. Le uniche definizioni chiare e
precise che da l’autore nei suoi libri, infatti, concernono solo le
prime due arti: quella del sognare (una sorta di maneggiamento del
“sogno lucido”) e quella dell’agguato (manipolare il proprio
comportamento).

Tuttavia si ferma a questo. Non arriva mai cioè, a svilupparle veramente.

Concetti nuovi e contraddizioni

La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: “il Cammino del Cuore”. Nel suo primo libro, Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza, Castaneda afferma:

Per me c’è solo il viaggio su di un cammino che abbia “un cuore”,
qualsiasi strada che ha un “cuore”… Lì io cammino, e la sola sfida di
valore per me è il percorrerla tutta. E lì io vado e ricorro, guardando
e, osservando, rimirando senza fiato.. senza mai stancarmi

Nelle opere successive tuttavia, l’autore introduce il concetto della “spietatezza assoluta“, basilare nel guerriero se non vuole perdere energia, o il potere che ha “accumulato”.

Niente “amore quindi”. Niente inutili “lasciarsi andare” a se stessi.. (altro termine impiegato proprio cosi).

Assieme a questo, il suo pensiero è un insieme di numerose altre
contraddizioni, vuoti e lacune, che alla data ancora nessuno è riuscito
soddisfattoriamente a chiarificare.

Un Cammino Nuovo

Gli insegnamenti di Don Juan secondo lo stesso Castaneda, non havrebbero niente a che vedere con le altre tradizioni mistiche e credenze esoteriche o religiose.

Sono concetti totalmente nuovi e innovatori, gli stessi che gli hanno appunto dato il successo che ha avuto e che continua ad avere; includono delle pratiche di cui non si è mai parlato prima.

Non si parla per esempio di santi, non c’è un tema “salvifico” del tipo “comportati bene, o verrai punito“.. Tutto poggia più che altro sulle proprie capacità interne personali di uno (la “salvezza
se c’è, è qualcosa di “individuale”) le quali possono venire sviluppate
e affinate tramite certe tecniche, secondo criteri e per scopi pero del
tutto diversi da quelli comuni alla maggior parte di altre filosofie.

Castaneda utilizza una terminologia propria, il suo pensiero è
quindi legato a tali termini e alla spiegazione che se ne ricava dagli
scritti.

Si maneggiano argomenti di vario tipo e anche se non arriva
come già detto a svilupparli (sopratutto l’arte dell’intento, di quella
nemmeno una definizione..), è possibile cercare almeno di fare una
sintesi della terminologia che usa.

il Cammino del Guerriero

Tra gli strumenti che un guerriero avrebbe a disposizone, per raggiungere

i propri obiettivi:

  1. accumulare potere personale,
  2. riguadagnare la propria “libertà” perduta e..
  3. compiere, così, una “morte alternativa”,

ci sarebbero:

Le Tre Arti

Le Tre Attenzioni

Ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno
in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una
cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente
condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto
ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali,
unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. (viii)

Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è che non si renda conto di avere a disposizione altre “attenzioni possibili” (così lui le chiama), le quali andrebbero fatte sviluppare.

Incrementandole, arrivandole cioè a “percepire”, ad averne piena
coscienza, prima, disponibilità e controllo, dopo, l’essere umano
secondo lui potrebbe arrivare addirittura a compiere una “morte
alternativa” a quelle comuni.

Incrementarle richiede certa disciplina, ma soprattutto “forza”, energia, quello che don Juan gli descrive come “potere personale’“.

Ecco che con la corretta applicazione dell’arte dell’agguato (che però non spiega), egli afferma che possiamo diventare dei “cacciatori di potere“.
Andare a “caccia” di “potere”, significherebbe quindi “accumulare”
energia tramite certe tecniche di “controllo comportamentale”, ma anche
dei rituali che non escludono, come gia accennato, il consumo di
allucinogeni, ma piu spesso trattasi invece del contatto diretto con
certe “forze” (spiriti, che lui chiama “alleati” di potere appunto)
naturali che ci circondano.

Un potere personale’ sufficiente, porterebbe così alla consapevolezza di tutte queste tre attenzioni, e quindi alla padronanza dell'”intento“: il controllo cosciente e volitivo della propria “forza di volontà” (che Castaneda asserisce descrivere dagli sciamani veggenti come fibre luminose di energia partenti dalla base dell’ombellico).

Il “Punto di Unione”

Questa padronanza sarebbe principalmente il movimento controllato di
quello che verrebbe conosciuto in questa particolare disciplina come il
punto d’unione, quel centro energetico sulla sfera luminosa d’energia umana in cui si metterebbe insieme la percezione, e responsabile quindi di quello che si percepisce coi sensi.

Secondo questa particolare disciplina, quando si è giovani l’ uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d’unione
scorrerebbe fluido. L’uovo degli umani sarebbe intersecato da
“filamenti di energia” che produrrebbero anche altre percezioni, ma
quando le persone crescono e vivono in un’esistenza ordinaria
(concentrandosi cioè solo sulla loro “prima attenzione“), concretizzerebbero solamente una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero così quindi tutta la loro realtà percettiva,
escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece
potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).

Castaneda afferma che ogni sensazione, sentimento o azione, sia determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonchè l’entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente “inglobanti” e “reali”.

L’obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la “totalità di se stessi“, ossia la piena percezione e dominio di tutte le attenzioni umanamente possibili.

Il “Pinche Tiranno”

Piccoli movimenti porterebbero a piccoli cambiamenti nella percezione, ma grandi movimenti porterebbero a cambiamenti radicali. E sono questi che un guerriero cerca.

Secondo Castaneda, don Juan
gli avrebbe spiegato che gli antichi stregoni messicani per ottenere
questo “movimento” ricorrerebbero a varie tecniche. Una di queste, era
sfruttare la dinamica (energetica) di certe “reazioni emotive” e
comportamentali (arte dell’agguato).

Da qui l’adozione, o la “ricerca” (folle, per un “essere
ordinario”, ossia per colui che non sia un guerriero) di “andarseli
proprio a cercare” i problemi, soprattutto di gente che ci renda “la
vita impossibile”; don Juan, li definisce i “Pinches Tiranos“.. e sarebbero, delle vere benedizioni!… (solo per un guerriero, ovviamente, che sappia quello che sta facendo e cercando).

Per esempio: nel libro il potere del silenzio don Juan
afferma che la scelta di Castaneda come apprendista, tra le altre cose,
era appunto anche perchè per lui rappresentava quanto di più fastidioso
e irritante potesse esistere, assicurando però di trarre da questo
energia invece di perderla, come accadeva invece nelle normali
dinamiche della gente.

Parare il “Dialogo interno”

Tutto questo, i “pinches tiranos” ma anche le altre tecniche (agguato, sogno, intento), aiuterebbe a raggiungere una delle mete supreme (l’altra è la “spietatezza“) del Guerriero, in quanto “chiave di volta” per essere liberi (in questo caso di “percepire”): si tratta del “silenzio interno“, descritto da Carlos con i termini: “parar il dialogo interno” (caratteristico della mente dell’uomo).

Altre tecniche

Attraverso molte altre tecniche (che sempre “solo accenna”, senza mai arrivare però a spiegare fino in fondo), come la:

  • sognare” (lucidamente)
  • maneggiare l'”Intento
    (“creare”, fare “miracoli” o cose “assolutamente impossibili” per la
    nostra mente “razionale”; si suppone “creare” in quanto questo, è
    l’unico vocabolo associato a questo termine che si trova nei suoi
    libri. Tuttavia ripetiamo, che non ha mai espresso chiaramente nulla su
    quest’arte)
  • porre l’agguato a se stessi (utilizzando i “pinches tiranos“, oppure anche altre “tattiche” sempre utili a “muovere” il punto d’unione)

il guerriero mirerebbe a riguadagnare la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta da entità chiamate da Castaneda “esseri inorganici” (o “predatori”, nel capitolo “Ombre di Fango” del libro Il lato attivo dell’Infinito); libertà di “percepire
veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto.. dove sta andando..,
e… dove vuole andare. Per poi “concretizzare” appunto questo suo
“volere”, grazie al “potere personale” che avrebbe accumulato durante tutta una vita d’impeccabilità (essere “impeccabili”, fa parte dello “stato d’animo del guerriero“).

La ricerca della “Libertà”

Castaneda asserisce che don Juan
lo aveva consigliato ed esortato a “non perdersi” nei numerosi mondi
nuovi che poteva arrivare a percepire; in quanto l’unica cosa
importante, al momento della morte, era la “Libertà” di poter continuare a “percepire-rsi“. Non doveva quindi cedere alle “lusinghe” o alle “bellezze”, che in essi avrebbe potuto trovare.

Recuperare la Totalità

Riguadagnare la Totalità di se stessi
era sinonimo di assicurarsi il proprio “biglietto di sola andata per
l’Eternità”, come Carlos definisce la conquista della “Libertà Totale”
nel suo ultimo libro: Il Lato Attivo dell’Infinito.

Altri vocaboli

Altre parole nuove e concetti chiave, per cui si parla di concetti “castanedici”,
ovverosia verrebbero utilizzati e se ne sarebbe cominciato a parlare a
partire appunto dai suoi libri (per lo meno, nell’ottica in cui lui li
presenta..), sono:

(quest’ultimo punto, è comunque molto comune anche nello sciamanesimo classico)

Le critiche

Gli scritti di Castaneda sono stati criticati dal mondo accademico.
Taluni hanno ritenuto che Castaneda si fosse appropriato del lavoro
dell’antropologa Barbara Myerhoff.
Altri hanno cercato di ricostruire il nesso storico tra la vita di
Castaneda e gli eventi raccontati nei libri senza però alcun successo.
Chi sostiene l’autenticità di quanto esposto da Castaneda, afferma
invece che le incoerenze sarebbero state lasciate “a proposito”
dall’autore proprio come avrebbe fatto per la sua vita privata: ossia,
come parte integrante del modello proposto dal nucleo d’insegnamenti
propri del suo maestro Don Juan.

Uno degli aspetti più controversi del suo lavoro è la
descrizione dell’uso di alluginogeni per raggiungere nuovi stadi di
consapevolezza.

Nel suo terzo libro, scrive:

La percezione del mondo attraverso gli effetti delle
sostanze psicotrope è stato così bizzarro e impressionante da spingermi
a pensare che tale stato fosse l’unica strada per comunicare e imparare
quello che Don Juan tentava di insegnarmi. Tale assunto però si
dimostrò erroneo.

Robert J. Wallis nel suo libro del 2003 Shamans/Neo-Shamans: Contested Ecstasies, Alternative Archaeologies, and Contemporary Pagans, scrive:

All’inizio, e col supporto del dipartimento di antropologia
dell’Università, il lavoro di Castaneda fu accolto criticamente. Gli
esponenti della vecchia scuola di antroplogia come Edward Spicer (1969)
and Edmund Leach (1969) lodarono Castaneda […]. L’autenticità di Don
Juan fu accettata per sei anni, fino a che Richard de Mille e Daniel
Noel non pubblicarono le loro critiche volta a smascherare il libri su
Don Juan nel 1976 (De Mille pubblicò un ulteriore volume nel 1980)
[…] Il meticoloso lavoro di De Mille in particolare mostrò la falsità
del lavoro di Castaneda.
L’indegno rivestire di fatti antropologici cozza con la grande discrepanza dei dati: il libro “si contraddice nei dettagli di date, luoghi, sequenze e descrizioni di eventi
(Schultz in Clifton 1989:45). Ci sono fonti pubblicate per quasi tutto
quanto scritto da Carlos (si veda in particolare Beals 1978) e almeno
un caso si concreta in un plagio: Ramon Medina, a Huichol
shaman-informant to Myerhoff (1974) […].

Agli inizi del 1973 il citato Time Magazine, scrive che non c’è alcuna prova che di quanto scrive Castaneda. L’unico testimone di quanto scritto è lo stesso Castaneda.

Seri studi critici e analitici sugli scritti di Castaneda non comparvero sino al 1976 quando Richard de Mille pubblicò Castaneda’s Journey: The Power and the Allegory, nel quale egli argomenta come “gli
errore logici e cronologici nella struttura narrativa sono la prova più
che evidente che i libri di Castaneda sono finzione. Se nessun altro
prima ha scoperto questi errori si deve al fatto che nessuno ha redatto
una lista degli eventi in sequenza così come narrati nei primi tre
libri. Una volta redatta tale lista gli errori sono evidenti
(7).

La più schiacciante prova di questo, secondo de Mille, è nella relazione di Castaneda con la strega chiamata la Catalina.

Breve descrizione dei libri

  1. Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza pubblicato inizialmente in Italia con il titolo A scuola dallo stregone– descrive delle “piante di potere” o “alleati”, la strada verso la conoscenza col “mescalito” (peyote),
    ecc – il protettore dell’uomo; vedere le cose con colori liquidi;
    “funghi allucinogeni” – imparare a manipolare, volare, e a percepire la
    forma di un’animale; datura
    spirito femminile, difficile da manovrare, da forza, processo lungo.
    Questo libro è l’unico nella serie in cui l’ultima parte include una
    dettagliata “Analisi ragionata” degli insegnamenti di Don Juan.
  2. Una realtà separata – Discute le idee di volontà, follia controllata e vedere (come contrapposto a guardare), come strumento che un guerriero usa per essere un uomo di conoscenza.
  3. Viaggio ad Ixtlan – Lezioni sulla strada del guerriero, o fermare il mondo, la routine, la propria storia personale, importanza di se stessi, la morte come un messaggero, il non fare, sognare.
  4. L’isola del Tonal – Descrizione di punti di percezione nel corpo o nell’uovo luminoso, tonal (prima attenzione, conoscenza, consapevolezza del lato destro) e nagual (seconda attenzione, ignoto, consapevolezza del lato sinistro, sognare insieme)
  5. Il secondo anello del potere – Descrive gli eventi
    dopo la partenza di Don Juan, le esperienze con le donne guerriere del
    gruppo originario del nagual, la seconda attenzione (il secondo anello
    del potere), la perdita della “‘forma’ umana”, il sogno,
  6. Il dono dell’Aquila – descrizione della forza che
    crea, distrugge e governa l’universo (o almeno le 48 bande della
    terra), oltre che sorgente delle emanazioni stesse, descrizione dei
    comandi dell’Aquila all’uomo, la regola del Nagual, vari livelli di
    insignificanti tiranni, la via verso la libertà, l’agguato a se stessi
    e il sogno, luogi di potere. Da notare che Don Juan descrive l’energia
    strutturale dell’entità chiamata Aquila, una cosa che non è quello che noi chiamiamo Aquila, ma piuttosto una cosa così vasta da essere incomprensibile.
  7. Il fuoco dal profondo – passo dopo passo, delucidazioni della padronanza della consapevolezza o della conoscenza del neo veggente:
    tutto è energia (le emanazioni dell’Aquila o emanazioni luminose),
    l’uovo luminoso e il punto d’unione, il noto (prima attenzione o
    tonal), l’ignoto (seconda attenzione o nagual), l’inconoscibile (fuori
    dall’uovo luminoso), tiranni di scarsa importanza come modo per
    spostare il punto d’unione e promuovere la crescita del guerriero,
    mondi gemelli di organico ed inorganico (più precisamente esseri
    materiali e esseri non materiali), spostamento del punto di unione e
    altri filamenti di consapevolezza, fasci di emanazioni che sono le basi
    per le fonti di differenti tipi di consapevolezza e forme, la forma
    umana, le forze che colpiscono l’uovo luminoso, vincere la morte,
    l’agguato a se stessi, l’intento e il sogno.
  8. Il potere del silenzio – racconti sulla padronanza essenziale dell’intento, ruotanti attorno a punti chiave dello spirito
  9. L’arte di sognare – passi verso la padronanza del sogno.
  10. Tensegrità, passi magici – descrizione con foto di
    movimenti fisici miranti ad incrementare il proprio benessere, un
    sistema divenuto famoso col termine tensegrità
  11. Il lato attivo dell’infinito – ricapitolazione, diario degli eventi significativi (come visti dallo spirito)
  12. La ruota del tempo – ricostruzione del modo in cui i libri precedenti sono stati scritti con citazioni significative da tutti i precedenti libri.

Pubblicazioni

L’autore ha scritto i seguenti libri, pubblicati in quest’ordine:

La sua fondazione for profit (Cleargreen), nonchè altri autori che
vanno dai discepoli di Castaneda (riconosciuti e non, da lui) a
numerosi altri personaggi che affermarono aver conosciuto ugualmente don Juan, oppure ancora nuovi autori che si affacciarono nella scena per scrivere del tema, giornalisti, investigatori, e altri hanno dato vita, unitamente ai libri sopra citati, a una estesa Bibliografia castanedica.

Note

  1. The Scribner Encyclopedia of American Lives, Volume 5: 1997-1999. Charles Scribner’s Sons, 2002.
  2. de Mille, Richard, Castaneda’s Journey, The Power and the Allegory (Lincoln: iUniverse.com, Inc., 2001 [1976]) 27.
  3. (EN) [http://www.time.com/time/archive/preview/0,10987,903890,00.html cover article, 5 March 1973 (Vol. 101 No. 10)
  4. Death Certificate
  5. Castaneda Obituary All Things Considered, June 19, 1998
  6. Secondo Robert J. Wallis nel suo libro, pubblicato nel 2003 Sciamani/Neosciamani: Estasy Contestate, Archeologi Alternativi e Pagani contemporanei
  7. de Mille, Richard Castaneda’s Journey: The Power and the Allegory’,’ Capra Press, 1976, pp. 166

Voci correlate

Collegamenti esterni

Vedi anche Knol su: 

* Domingo Delgado Solorzano
* Percettica
* Carlos Castaneda
* Arte dell’Agguato
* Arte di Sognare